Il mondo dei Gufi

In Italia

vivono 10 specie di RAPACI NOTTURNI scopriamoli insieme.

(Testi della biologa Alice Cipriani e di Marco Mastrorilli)

GUFO COMUNE - Asio otus

Apertura alare: 86-98 cm Lunghezza: 31-37 cm

Rapace didimensioni medie, è il gufo per eccellenza! Il disco facciale è completo, i ciuffi auricolari sono neri e piuttosto evidenti quando A. otus è allarmato o in posizione mimetica (quando è rilassato o in volo vengono abbassati e praticamente scompaiono), gli occhi sono arancioni e il becco nero è circondato da vibrisse vistose. Le parti superiori sono color bruno-rossiccio con disegni grigio-nerastri. Il petto è bruno-dorato con lunghe striature in direzione capo-addome.

Gli adulti sono piuttosto silenziosi, il maschio può emettere una serie di hu profondi ripetuti a distanza di 2 secondi mentre la femmina ha un canto debole e nasale, pìh-ii. Nelle calde serate estive è invece molto più semplice udire i sibili acuti e prolungati, dei giovani che hanno lasciato il nido ma ancora dipendono dai genitori per l’alimentazione.

Si riproduce su alberi, occupando vecchi nidi di cornacchie, gazze, rapaci diurni o aironi.

Vive nelle aree forestali dal livello del mare fino a 2000 m di quota: pinete, pioppeti, giardini pubblici e privati, boschetti urbani degradati. Questa specie ha la particolare tendenza ad aggregarsi in roost nella stagione più fredda. Si tratta di dormitori comuni. I roost possono trovarsi sia in aree urbane che naturali, poco distanti da zone idonee alla caccia. 

GUFO REALE - Bubo bubo

Apertura alare: 138-170 cm Lunghezza: 59-73 cm

E' il più grosso rapace notturno europeo, le femmine possono superare i 4 kg di peso ed evidenzia un piumaggio brunastro macchiato e barrato di scuro, capo provvisto di due lunghi ciuffi auricolari, tarsi e dita interamente piumati. Per evidenziare le dimensioni di questo predatore basta raffrontare le piume del petto che possono superare i 10 centimetri di lunghezza risultando più lunghe delle timoniere di un Assiolo! Strigiforme nidificante localizzato su Alpi e Appennini. Ancora ben diffusa in alcuni settori alpini ed alcuni recenti studi condotti in Italia nel corso dell’ultimo decennio hanno evidenziato popolazioni più consistenti rispetto alle stime fatte in precedenza. Predilige selezionare siti riproduttivi in zone accidentate montane e collinari, caratterizzate dalla presenza di pareti, forre, calanchi e affioramenti rocciosi, con bordure di alberi e arbusti, anche a poca distanza da strade trafficate o centri urbani. E’ un super predatore capace di catturare anche prede molto grandi ma la sua dieta è tanto varia da non stupirci se troviamo nel suo sistema trofico prede quali trote, gamberi, coleotteri, ecc. Tra le prede frequenti compaiono anche i ricci! Il suo canto è un ripetuto Uhu Uhu

Non avendo predatori naturali la principale causa di morte è l’elettrocuzione.

GUFO DI PALUDE - Asio flammeus

Apertura alare: 95-105 cm Lunghezza: 33-40 cm 

Di dimensioni medio-grandi ha un aspetto simile a quello del gufo comune. Il nome inglese della specie sottolinea una delle differenze più evidenti: Short-eared Owl ovvero il gufo di palude ha ciuffetti auricolari molto più corti di quelli del gufo comune, Long-eared Owl. Il disco facciale è abbastanza completo, gli occhi sono di colore giallo intenso, il becco è nero. Il piumaggio è criptico: le parti superiori possono variare dal crema all’ocra-fulvo con macchie  e strie bruno-nerastre, il petto è più chiaro ma sempre striato, l’addome e i fianchi sono bianchi. Le ali sono molto lunghe ed appuntite, barrate di nero alle estremità e presentano a livello carpale una mezzaluna sempre nera.

Raramente è possibile udire il flebile canto di una specie così poco vocifera. 

Caccia abitualmente di giorno, volando a meno di 2 metri dal suolo e alternando brevi battute a planate. Quando avvista la preda si lascia cadere per ghermirla. Può osservare il territorio librandosi in volo attraverso la tecnica dello “spirito santo”. È un predatore stenofago, cioè la sua dieta è selettiva verso lemming e arvicole del genere Microtus. Queste preferenze influenzano i suoi spostamenti migratori e anche la scelta del sito riproduttivo.

BARBAGIANNI - Tyto alba

Apertura alare: 80-95 cm Lunghezza: 33-39 cm

Si tratta dell’unico Titonide europeo ed è caratterizzato da: capo tondo e privo di ciuffetti auricolari, disco facciale bianco e a forma di cuore, occhi piccoli e di colore quasi nero mentre il becco adunco e Il piumaggio di petto e ventre è bianco mentre la parte dorsale, ali incluse, è fulvo-dorata e chiazzata di grigio e bianco.

Ha un’inconfondibile voce sgraziata, il cui richiamo principale è un soffio stridulo, ssshrrriii, un rantolo strozzato e ripetuto con intensità crescente. Il barbagianni si è adattato alla vicinanza all’uomo e vive stabilmente in ecosistemi rurali riproducendosi in fienili, solai, campanili o anfratti idonei ad accogliere una covata piuttosto numerosa. 

È un predatore stenofago cioè specializzato nel catturare micromammiferi come piccoli roditori, più raramente anfibi, uccelli ed insetti. Le borre sono nere e hanno dimensioni comprese tra 3 e 8 cm. È una specie in forte declino in tutta Europa a causa della carenza dei siti riproduttivi e degli impatti con i mezzi di trasporto.

CIVETTA - Athene noctua

Apertura alare: 50-57 cm Lunghezza: 23-28 cm

È la specie più comune nelle città italiane, dalle piccole dimensioni e dal disco facciale poco delineato. Occhi e becco sono gialli, i primi hanno un colore più intenso mentre il secondo è giallo limone con sfumature verdastre. Il piumaggio dorsale è grigio-brunastro con macchie color crema mentre petto e ventre sono color panna fittamente striati di bruno. Sulla nuca sono presenti i “falsi occhi” quale deterrente per potenziali predatori come i rapaci diurni. Il piumaggio del vertice del capo degli adulti presenta piccole chiazze color crema che li distinguono dai giovani. Il canto è molto vario, esistono più di 40 “dialetti” diversi, e consente anche la distinzione fra i sessi. La civetta predilige gli spazi aperti alle zone boschive. Un tempo viveva in aree molto aride, sabbiose e sassose, steppe e falesie. La rarefazione di questi ambienti ha portato la civetta ad adattarsi a vivere in ecosistemi rurali e addirittura urbani. Si riproduce in anfratti naturali e artificiali. 

Questo Strigide è eurifago ovvero la sua dieta è molto varia: insetti (soprattutto coleotteri ma anche falene e grilli), alcuni vertebrati (lumache, lombrichi, ragni e scorpioni), piccoli roditori ma anche anfibi, passeriformi e rettili come le lucertole.

CIVETTA NANA - Glaucidium passerinum

Apertura alare: 32-39 cm Lunghezza: 15-19 cm

È il più piccolo Strigide europeo, il peso varia da  47 a 83 g 

La Civetta nana popola i boschi misti di abete bianco e rosso ad evoluzione naturale; la sua distribuzione è continua nel settore orientale delle Alpi, mentre in Lombardia, Piemonte e Val d'Aosta la sua presenza è più sporadica. La distribuzione altitudinale di questo piccolo rapace evidenzia un profilo ottimale compreso tra i 1200 ed i 1600 m., ma come altre specie alpine è soggetta ad erratismi e migrazioni verticali e in inverno la si rinviene anche a quote inferiori ai 1000 metri. 

La Civetta nana è una specie inconfondibile, in virtù di caratteri biometrici singolari e le dimensioni di uno storno; rispetto ad altri Strigiformi non possiede ciuffi auricolari e i dischi facciali sono solo abbozzati. Il piumaggio bruno macchiato di bianco sul dorso è caratterizzato da una coda ben pronunciata con 4 evidenti barrature color panna e da un petto con un piumaggio candido e screziature brune più marcate sui fianchi. Le sue abitudini sono meno crepuscolari rispetto ad altri rapaci notturni e non è improbabile sorprenderla posata su qualche abete anche in pieno giorno. Il canto della Civetta nana è particolare, flautato. Preda micromammiferi ma anche piccoli uccelli del suo stesso peso.

CIVETTA CAPOGROSSO - Aegolius funereus

Apertura alare: 50-62 cm Lunghezza: 22-27 cm

E’ un predatore abbastanza simile nel piumaggio e nelle dimensioni alla Civetta Athene noctua sebbene evidenzi un capo più grande, coda più lunga e le dita sono piumate. Parti superiori brune scure macchiate di chiaro. La Civetta capogrosso è un piccolo Strigiforme dalle abitudini prettamente forestali, ben distribuita negli areali boreali risulta comune in tutta la taiga.

Il canto è inconfondibile e ricorda quello dell’upupa: una serie di pu…pu…pu… ripetuti in una lunga sequenza.

Come la civetta nana è un relitto glaciale, cioè è arrivata nel sud dell’Europa durante l’ultima glaciazione per poi rifugiarsi in ambienti idonei (come le Alpi) a seguito del ritiro dei ghiacci, e abita foreste mature di abete rosso e bianco, larice e foreste miste di latifoglie. Si riproduce in cavità degli alberi in genere scavate dal picchio nero. 

È un predatore strettamente notturno che individua le sue prede grazie ad un udito sopraffino. Per cacciare si sposta su diversi posatoi presso i quali si ferma in ascolto per qualche minuto.Cattura in prevalenza micromammiferi (arvicole, toporagni, topi selvatici) ma anche qualche passeriforme. 

ALLOCCO - Strix aluco

Apertura alare: 81-96 cm Lunghezza: 37-43 cm 

E’ uno Strigiforme di dimensioni medie, aggressivo e molto vocifero. Denota una struttura compatta, ali larghe e arrotondate, occhi scuri, tarsi e dita interamente piumati, assenza di ciuffi auricolari.

La colorazione del piumaggio di questo Strigiforme è assai variabile con soggetti con un piumaggio di color rosso-mattone ("morfo rosso") o grigio-bruno ("morfo grigio"), mentre una minoranza ha una colorazione intermedia, bruno-castana ("morfo intermedio"). Nidificante in tutto il Paese, con esclusione della Sardegna.  Nel parco di Monza è stata registrata una delle densità più elevate a livello europeo con oltre 4 cp/kmq.! Per riprodursi seleziona vari tipi di ambienti boscati e alberati, sia in ecosistemi naturali (soprattutto boschi maturi decidui o misti radurati) sia in condizioni antropizzate quali piccoli e grandi centri urbani, ricchi di siti idonei per la riproduzione e di prede. È la specie che risponde meglio alla tecnica del playback, poiché si tratta di uno Strigide molto territoriale. Il canto del maschio è caratterizzato da una sorta di ululato mentre la femmina dispone di un canto simile alla civetta!

ALLOCCO DEGLI URALI - Strix uralensis

Apertura alare: 128-148 cm Lunghezza: 59-68 cm 

E’ il secondo Strigiforme per dimensioni presente in Italia, molto più grande rispetto all’Allocco Strix aluco. Forma allungata con una coda lunga cuneata mentre il capo arrotondato con cerchi facciali ampi e ben definiti, assenza di ciuffi auricolari, occhi scuri piccoli. La prima nidificazione accertata per l'Italia si è rilevata in Friuli-Venezia Giulia nel 1994 (Valli del Natisone, UD, 1 coppia), riconfermata successivamente. Presenza forse passata inosservata in precedenza.

La recente nidificazione nella foresta del Consiglio in Veneto, evidenzia un consolidamento dell’espansione verso ovest! Nidifica in faggete mature montane con presenza sparsa di abeti bianchi e, a quote inferiori, di altre latifoglie (aceri, carpini, frassini). In svernamento frequenta complessi boscati maturi di latifoglie, con presenza diffusa di castagni secolari e dimostra una buona attitudine a colonizzare nidi artificiali offerti dall’uomo.

ASSIOLO - Otus scops

Apertura alare: 47-54 cm Lunghezza: 19-21 cm

È un rapace notturno di piccole dimensioni, dal capo tondeggiante ma caratterizzato dalla presenza dei ciuffetti auricolari, che vengono eretti soprattutto in situazioni di allarme. Il disco facciale è incompleto, gli occhi sono gialli e il becco è grigio con l’apice nero. La colorazione di fondo del piumaggio può variare dal grigio al bruno-rossastro con tonalità intermedie e consentire, cambiando in funzione del clima e della vegetazione, un perfetto mimetismo con le cortecce arboree. Il canto è il monotono e monosillabico chiù, tanto decantato dai poeti, e viene ripetuto anche per diverse ore ininterrottamente nelle notti estive.

È un migratore regolare che giunge in Europa a marzo e riparte a settembre per raggiungere l’Africa , dove sverna dopo aver addirittura attraversato il Sahara. All’inizio della primavera gli assioli scelgono un territorio dove potersi riprodurre, soprattutto in cavità arboree ma non disdegnano le cassette-nido. È una specie prevalentemente insettivora che preferisce la tecnica dell’agguato: da un posatoio si lascia cadere sulla preda.

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